28.2.17


V centenario della Riforma
(1517-2017)

GIULIO GHERLANDI
“heretico hostinatissimo”

Uno degli ultimi giorni di settembre del 1561 le guardie di San Polo, un piccolo borgo della Marca trevigiana, arrestano in un’osteria un uomo segnalato al podestà come predicatore di dottrine ereticali. L’eterodosso Giulio Gherlandi, un semplice artigiano, rivendica l’utopia di una chiesa “altra”, così come l’aveva riconosciuta nella Moravia anabattista: fondata sull’uguaglianza e la solidarietà e contraria alle guerre e ad ogni forma di violenza…
Così l’inizio dell’interessante e ben documentato libro di Luca Calò sulla vita di:  Giulio Gherlandi “heretico ostinatissimo” (il Cardo, Venezia 1996).

Il documento qui presentato, la Dichiarazione di fede, costituisce per svariati motivi, una delle pagine più interessanti del processo all'anabattista GIulio Gherlandi: 
 "Scritto dallo stesso imputato il 23 ottobre 1561, quando erano già cominciati gli interrogatori, il testo ripercorre i passaggi fondamentali dell'esistenza dell'eterodosso di Spresiano: il rapporto con il padre, gli anni in seminario, la conversione alla nuova fede, l’appassionata ricerca di un popolo santo e di una nuova Gerusalemme, l'adesione alla chiesa anabattista di Moravia e le pratiche della comunità hutterita." (Luca Calò)


DICHIARAZIONE DI FEDE

Il Testo è riportato nel libro di Luca Calò, come “Appendice Documentaria", nella sua versione integrale. L'originale è conservato nel fascicolo Gherlandi presso l'Archivio di Stato di Venezia, Sant'Uffizio, busta 18, ai fogli 7,8,9,10 e 11


Avvenga che con timore io ponghi la mano alla pena per dar principio a una tanta importante opera, di confessar l'evangelio di Jesù Christo. Non di meno, essendo ora per questo posto nelle carcere et ancho havendo promesso scrivere, non posso nè voglio in tutto mancare a benchè considerando la mia insipientia resto in me steso confuso. 
Ma alquanto aiutato dal spirito di Iddio che per la istessa bocca di Jesù Cristo dice: io ti confesso signor padre del cielo et de la tera che nascondesti queste cose a prudenti et inteligenti et le ai revelate a picolini, perché così fu la bona voluntà tua avanti a te, non mi perdo in tutto di animo ma sapendo che la sapientia di questo mondo è stultitia apresso Iddio, scriverò la verità, nella simplicità del cuore mio, secondo quel picolo dono che mi concederà il mio signor Iddio, sinceramente.

  Ma prima voglio in parte narare la vita mia qualle io o tenuta dalla mia gioventù. Essendo mio padre desideroso che io fussi prette secondo l'ordine della chiesa romana mi facea esercitare, in dir ogni giorno l'ofitio et a questo solamente mi esortava onde io non sapendo altro, mi pensava che avendo cominciato a matutino et andato scorendo con le parole per fino dove si dice compieta, se ben dopo questo teniva una cativa vitta che non mi ostasi per questo ch'io non fussi christiano, ma restandomi però sempre un remorso nella mia consientia, et parendomi pure che la vita christiana non dovesi esser solo in parole, mi restava un desiderio de caminar in fatto christianamente, ma il signor onnipotente et misericordioso Iddio, il qual non abandona nisuno che di cuore lo cerchi, per la sua infinita bontà et gratia, un giorno legendo nel breviario (che così si chiama il libro) mi dettemete di considerar che la parola de Iddio fussi verace et infalibile, et non fussi parlata indarno, le qual parole erano dello evangelista Mattheo, del 7 capitolo, le quali così diceano: «guardatevi dai falsi profeti i quali vengono a voi in vestimenti di pecore ma nel intrinsico sono lupi rapaci, voi gli cognoscerete ai frutti loro», et così confidentemente ho creduto che ai frutti si habino a cognoscere, et mi son guardato, guardo et guarderò, chredendo et sapendo quello non esser buon arbore che fa cativi frutti et per conseguente perchè Christo dice: «progenie di vipere come potete voi parlar cose buone essendo cativi, et pieni de iniquità et de ipocrisia»; imperò che da la abundantia del cuore parla la bocca, imperò che il servo non può predicar la libertà et quello che comete il peccato è servo del peccato.
  Mi partiti da Roma sotato della sua vita et delle sue dotrine; ho cercato di trovar un populo il quale per lo evangelio della verità sia liberato dalla servitù del peccato, et che camini in una nuova vita et regeneratione celeste et che habii questo poter da Iddio, per virtù del spirito santo di resister al peccato, et che quel fornite che è per la origine da Adamo in noi, non possi parturir gli effeti suoi et fruttificar alla morte, ma ci sia rimesso per Christo essendo a questo aparsa la gratia de Iddio salutifera a tutti gli huomini, annontiandoci che renontiando le empietà et desiderii mondani, sobriamente et piamente viviamo nel presente secculo aspetando quella beata speranza et aparitione della gloria del grande Iddio et salvator nostro Iesù Christo il qual a datto se stesso per noi acciochè ci recuperasi da hogni iniquità et purificasi a se il populo pecculiare seguitator delle bone opere, il qual populo et la chiesa sua santa immaculata, separata da peccatori, senza ruga o machia o alcuna cosa simile, la qual como era al tempo de gli apostoli Pietro et Paulo in Ierusalem così è ora nel paese di Moravia, questa è colona et firmamento della verità alla qualle io mi sono unito con ferma speranza di condur la mia vitta santamente insieme con quella, infino al fine, et son zerto che, nè fame nè sete, nè fredo nè caldo, nè morte nè vita, nè principati nè potestà, nè cose presente nè futture, nè alteza nè profondità, nè niuna altra chreatura mi potrà separar dalla carità de Iddio, la qual è nella chiesa in Christo Jesù signore nostro.
  Nella chiesa adunque si crede et così io confesso un solo Iddio il quale non essendo circondato da principio nè fine, in se stesso et per se stesso consiste, Per il che questo gran nome Iddio a lui solo si conviene, egli è quello che ha creato il cielo et la terra, et tutte le cose che sono in essa, et opera tutte le cose per il consiglio della sua voluntà al qual non è lecito dire  perchè facesti così? O così?
  Et creò esso Iddio l'uomo alla imagine sua et similitudine sua ma per la invidia del diavolo fu sedotto esso Adamo et fatto trasgressore del preceto de Iddio si cognobe esser nudo. Et erra certamente nudo, cioè privo de la gratia et dono de Iddio, et fu tanto et tale la sua caduta, che non solamente lui ma anco quelli che disendeano da lui sarebono stati fuor di speraza di alcuna salute, se non fussi stato il promeso seme Christo, ma quando fu adempiuto il tempo della gratia, nel quale esso Iddio volesi recuperar la perdita di Adamo, mandò l'unigenito suo figliuolo nel mondo acciochè tutti quelli che credeno in lui non perisca ma habino vita etterna et così è stato mediatore tra Idio et l'huomo a costituire un nuovo patto et nuovo Testamento perchè Iddio era in quello reconciliando a se il mondo per la croce della morte sua, et è fatto a quelli che gli obediscono causa di salute etema, et hora essendo resusitato et asceso in cielo siede alla destra de Iddio sempre a intercedere per noi, et non è datto altro nome sotto il cielo per il quale noi dobiamo esser fatti salvi ecceto che nel nome di Iesù Christo nazareno et così como chredo un solo Iddio, credo anco un solo mediator e Iddio et de gli huomini huomo Christo Iesù, et quelli che cercano altri mezi fuori di quello, o altra via, o altra porta per andar a Iddio, questi sono furatori et latroni de l'onor di Iddio. Guardi adunque ciascuno in che modo egli edifica perchè l'opera di ciascuno sarà manifesta et niuno può ponere altro fondamento che quello che ha posto Iesù Christo et avenga che sieno altri che si chiamano dei, o in ciello o in terra como sono molti dii, et signori molti non di meno a noi è un solo Iddio et un solo signor Jesù Christo, nè permetiamo contro il comandamento de Iddio fingersi altre similitudine delle cose del cielo nè delle cose che sono in terra, nè scultura colorita, nè di intaglio, nè di gesso, di oro o di argento o di legno o di pietra o di pane o di alcuna altra cosa simile, per piegar le ginochia a quelle o quele riverire, onorare o adorare.

  Venirò hora alla naratione delle cose occorse dopo la mia andata in Moravia et primo quando fussimo gionti alla chiesa, cominciai a guardare la sua vita, gli suoi ordini et prociederi che teneano, et non vedendo cosa alcuna per la quale potesi pigliar ofensione anzi più tosto mi edificava per li suoi buoni esempi vedendo se non pace, quiete et carità tra loro; il che dopo ch'io fui stato diece over quindeci giorni presi fidutia conferir insieme con loro la fede mia et conferendola mi piacque; ma non li trovando conformi a quello che alcuni in quel tempo novamente predicavano in Italia, cioè della incarnazione di Christo, domandai alla chiesa di venir in Italia, per avertir li miei amici acciochè quella tal pestifera dotrina non causasi maggior ruvina, il che concedendoini la chiesa mi dete una litera la copia della qualle è apreso di voi, et venendo io in Italia, quelli che volsono sotometersi al governo dela chiesa fumo di parere, per non gli esser niuno ministro in Italia, venir ad abitare in Moravia.
Et la chiesa nel ricever quelli che vano per esser acetati tiene questo hordine: prima gli fano sopra stare ordinariamente per il manco otto aver quindeci giorni, overo un mese secondo che ciascuno si satisfa, 'acciochè avendo vista la vita et il prociedere della chiesa sii ben risoluto, dopo che più volte asentite le esortatione che vogli condur l'opera alfine, et se egli dimanda di esser batezato, se gli da il batesmo nel nome del padre, et del figliuolo et del spirito santo et questo fano solamente gli nostri ministri a questo elleti.
  Alla presentia della congregatione che ivi si atrova et dopo la impositione de le mani sono abrazati dala chiesa, ma batezano con quella simplice acqua che ivi si atrovano, como anco fecce Filipo che batezò lo eunucho con quella acqua che trovò per la via tolendo anco lo esempio da Christo, che volse esser batezato nella simplice acqua del corente fiume Giordano da Giovanni.
Ma io et gli altri italiani che venono meco essendo già batezati in Italia non fece bisogno di nuovo batezarsi erchè como è un solo Iddio, et una sola fede, così la chiesa tiene un solo batesmo. Quando adunque alcuno è acetato dala chiesa si conosce per fratello et quando gli ministri vogliono esortar il populo si chiama a sentir la parola de Iddio et anco se alcuno vi è che habii buon desiderio, se ben non è fratello, et ordinariamente ogni dominica si predica et anco spese volte tra la setimana et questo per svegliar et in animar il populo a perseverar nella gratia de Iddio esortando a amarsi l'un l'altro intrinsicamente con puro cuore como Christo ci ha insegnato et se alcuno gli viene acusato esser incorigibile (dopo fata la prima et seconda admunitione) il ministro ha questo cargo di publicarlo alla chiesa. Dopo fatta la esortatione et narato il caso suo dimandar che ciascuno dichi il suo parere et secondo il testimonio che gli da la chiesa o ch'el sia da esser espulsato, o che gli sia da esser rimesso, così il ministro gli pronontia, ma se egli viene espulsato, non gli è permesso mescolarsi con gli altri nel far la oratione, o nel mangiare, ma si tiene como gentile et publicano, et se a questo tale gli è permesso abitar nelle stantie nostre, se gli dà a mangiare separato dagli altri acciochè si vergogni, et non lo tenemo per inimico, ma lo amonimo como fratello acciochè ritorni a penitentia et se egli adviene che si ravedi et desideri di unirsi di nuovo alla chiesa bisogna che il medesimo modo che è stato esplulsato habii il testimonio dalla chiesa della sua penitentia et non havendo testimonio si fa soprastare ma se egli a testimonio di esser acetato si ingenochiano tutti insieme et il ministro con voce alquanto alta che possi esser udita da li circonstanti acciochè ancora essi circonstanti posino con la mente orare le medesime parole che ora anco il ministro nella qual oratione a Iddio oltra le altre dimande si fa particular mentione per quello che a da esser acetato, pregando Iddio che per il mezo di Jesù Christo non gli sia imputato il pecato et che gli sia restituita la pace, et sia confirmato nel regno suo celeste, o simile altre parole como allora sugerisce il spirito nel ministro, in questo tal modo si aceta i penitenti et si sclude i delinquenti, né si comporta alcuno disordinato et se adviene che alcuno incori in qualche manifesto enorme peccato de li quali la scritura fa mentione che tali non posederano il regno de cieli, como fornicatori, adulteri, hebrii, ladri, avari, biastematori, questo senza aspetar da lui altra emendatione è produto alla chiesa et espulsato et in questo modo si tiene espurgata la chiesa de Iddio.
Sarete contenti acetar la simplice mia confessione considerando l'arte mia non esser di oratore scriturista o istoriografo ma di povero lanternaro, a ben ch'io non son povero contentandomi della mia sorte. 
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- Il 13 Ottobre 1562 il Tribunale dell'Inquisizione ritenne Giulio Gherlandi "esse hereticus manifestu, pertinace ac impenitente" condannandolo a morte per annegamento. 
La notte del 15 ottobre 1562 gli ufficiali del Sant'Uffizio accompagnarono l'eretico nella Laguna e, legato e incappucciato, lo gettarono in acqua. Giulio affrontò il martirio senza tentennamenti in quanto, come aveva affermato all'inizio del processo: "Io voglio perseverar con l'aiuto di Dio nella verità insino alla fine, perché non quello che comenza, dice Jesu Christo, ma quel che persevera questo sarà salvo". 
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ELENCO DI FILOANABATTISTI
Questo elenco fu drammaticamente sequestrato a Giulio Gherlandi all'atto del suo arresto, avvenuto nei dintorni di San Polo di Piave, nel settembre del 1561. 
La lista, che riportava oltre al nome della persona da visitare, il paese ove egli risiedeva e spesso anche il mestiere da lui praticato, avrebbe dovuto aiutarlo nei suoi spostamenti, nei suoi contatti e a favorire l'emigrazione nella Comunità in Moravia dei sospettati o perseguitati. Caduta nelle mani degli Inquisitori divenne strumento prezioso per l'avvio di nuovi procedimenti giudiziari contro i sospetti anabattisti.
Questi due elenchi, che mostrano la diffusione dell'anabattismo in terra veneta,  non sono datati ma è presumibile che la loro composizione risalga al dicembre 1560, quando Giulio Gherlandi si accingeva a partire dalla Comunità Morava per l'Italia.
Il testo è contenuto nel già citato fascicolo Gherlandi ai fogli 2 e 3.
Memoriale de' complici trovato appresso di Giulio:
a Gemona - mastro Michaele calegaro de Sutil; 
a Rivarota - Zuan Piton calegaro;
alla Thisana a S.Michel - Pascut Pesente et Lazaro Marangoni;
a Villanova - Biaggio da Cinto parente de Isepo et Cecho;
a S.Mauro - donna Pasqua vedoa sta su la piazza, Bartholomeo Molinaro;
a Cinto - Lucia per nome della sorella Catterina;
a Noventa - la patrona de Bastian Brogognon;
a Spresian - Cecho murador hosto;
a Treviso il parente de Liberale, mastro Aluigi da Pezzano calegaro alla piazza del domo; a Villorba Santo Filippeto;
Arcade - Zuan Antonio fattori
Venetia - mastro Clemente guantaro per mezzo il campaniel de S. Cassan, mastro Antonio fa gelosie et albuoli a S. Stae, mastro Camillo tien camere al Campo de S. Lio;
Padova a Sant'Anna - donna Maddalena moglie de mastro Giovanni baretaro sorella de Bortholamio per andar alla     piazza del Castel - Nicolino da Borma fornaro, fratello del fratello Giacomo da Voltolina;
alla Mira - alla fornase del Corbello, Giovan Mattheo fornasaro;
Roma - Giovanni fornaro et Davit Folz fratelli del fratello Luca;
Vicenza a S. Rocco - mastro Gio. Piero Boccalaro, alla Pozza messer Constantin Cughinatto,
alla porta de Monte mastro Giovanni Mattello et Pietro;
fuora de Vicenza - a Campeolo: Antonio Maria fornasaro;
a Villaverla - Giovanni Hieronimo fornasaro et Antonio Castaldello;
a Mezza stra - Mattheo Bugamante capellaro; un miglio lontan da Isola a Val Sugana: Hieronimo da Velo et sua moglie Amante fiola de Zuan, a Piove sta Hieronimo da Velo;
a Valdagno - Santina fio la de Marioto dalle Greve, la qual è stata raccomandata alla sorella Maddalena sua madre alla morte sua, suo fratello Nicolò;
Verona - nella contrada de S. Lazaro; Virgilio tessaro da panni in casa de Iulii Boni su l'introito de Pini;
a Castel S. Felise - il Moretto;
a Bergomo - Filippo d'Agnella, che era fattor del conte Scipion;
Riviera de Salò - a Maderno: mastro Giacomo Barbier;
Feltre - Caser Zant;
a Fonzas - Nicolò Moscaro Zant;
a Gort - Anzel Letner, Piero suo parente, per nome del fratello Bernardo muraro;
a Cozuol - Minot et Poloni da Col de Luna;
a Cittadella - messer Isepo di Favri da Polcenigo cancellieri
a S. Bastian - Andrea et Domenico tessari da tela dal col de Rachaele de piero;
a Trieste - come se intra dentro della porta dal porto a man drita domandar al spiciaro de Bortholomeo Rasello et Marinello;
a Lugo - il Zenzato;
a Gorgo - Nicolò da Prata hosto;
Mantoa al borgo de S. Georgi - mastro Piero Dangen fiamengo razzaro;
in Viadana - Piero Antonio orevese;
in Vastalla - Giovan Iacomo callegaro;
in Dose-doce - Fabritio Bombardier;
in Lucera et Rezuol - domandar del Salomon hebreo;
a Mestre - all'hostaria de Anzolo dal Carro la libera

a Malborghetto - Battista Bottan.



Un altro memoriale de complici trovato appresso di Giulio:

a Gazo - Domenego Faragogia; al luogo de messer Polo Correr;
a Scandolara - Zulian Traverso;
a Gefalte - boescaldia;
a Rivasecca - filippo da Rai bottaro;
tra feltre et Cividal - in luogo ditto Formegan: Agnel Polin da Spresian;
a Cao de Ponte - Thomè de Lippo;
a Primer - Gasparo calzolaio;
a Valdagno - Nicolo' fradello della sorella Maddalena et Santina;
a santa Sophia - per andar a Santo Apostolo per mezo el veriero; Mantoa: mastro Pietro 
D'Anzen razzaro sul borgo de S. Zorzi; il padre di Margarita si chiama Toni, sta a Molina overo a Prime appresso Villa, sua moglie Christina;
a Peli - Domenega da Pedenos overo da Stian alli suoi parenti nel sopraditto luogo, la madre de Bernardino ha nome Dominica moglie del quondam Michiel callegaro et marangon;
appresso Poschiavo - Chinfer;
appresso S. Mauritio - Maddalena moglie del quondam Gian Caser, madre de l'Orsola;
in Venetia - casa de un mercadante de legname Christina fiola de Osbolt calegaro da Pursterstol
appresso Brunico - in luogo ditto S. Zorzi li suoi fratelli di lei, Bastian et Pancratio callegari; su la saliza' de S. Lio, in corte da cha Gradenigo Camillo allogia;
a Ferrara a S. Rocco - per mezo un horto donna Isabetta vedo a, dove sta i figliuoli de Bortholamio: Gioan Paulo et Gioan Battista callegari;
in Venetia - ai frari messer Zuan Battista Contarini fo de messer Simeon;
a Zagabria di Ungaria - sta mastro Francesco Taiapietra;
a Petovia - il barba mastro Iacometto;
in Padoa - per mezo il sagrà de' Heremitani, overo a mastro Francesco appresso l'hospedal de S. Francesco saprà indicar de Nicolino, il quale e' andato a lavorar a Heste secondo che mi ha ditta Thomaso, et non lo trovando domandar a mastro Andrea de Coalunga. Et andando da Tapon trovar il parente del fratello Thomaso che si chiama Cristofalo Gotardo;
Utine - Giacomo da Zara fa relogi et lucerne;
Vicenza - in Berga domandar donna Maria, che vende stringe, e cordoni, Cabriel marzaro a S. Lorenzo nel Torrazzo.